La rivoluzione creativa che seguirà l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nel campo dell’invenzione musicale è ormai alle porte, ma non tutti sono disposti ad abbracciarla, rinunciando alla specificità umana—quell’imperfezione imprevedibile che ci rende diversi, e forse unici nell’universo, e che pone le basi per le esperienze soggettive e la loro irripetibilità. B.H.B. (Biological Human Beings) è l’acronimo del team che ha collaborato al progetto Human Feel, ideato da Luigi G. Colarullo, batterista, produttore e compositore, autore della maggior parte dei brani e curatore degli arrangiamenti. Colarullo ha inoltre collaborato con Simi (cantante jazz e pop) sulle melodie.
B.H.B. non ha l’obiettivo di essere un gruppo musicale, ma piuttosto un laboratorio creativo, aperto a collaborazioni con altri artisti che condividano la sua visione. Esplora la scrittura e la produzione di brani pop artisticamente ambiziosi e di composizioni jazz impegnative, includendo arrangiamenti, orchestrazioni e assoli strumentali. Tutto ciò viene realizzato con l’impegno esplicito a non utilizzare algoritmi di intelligenza artificiale nel processo creativo, né oggi né in futuro. Questa scelta non nasce da alcuna ostilità verso le nuove tecnologie, ma dall’intenzione di preservare un’espressione artistica interamente umana – e di garantirne la sua piena autenticità.
Un’ambiziosa esperienza multimediale, quest’opera del rinomato artista Luigi G. Colarullo combina musica, poesia, immagini in movimento e immagini statiche per creare un’esperienza che parla allo spirito, ai sensi, alla mente e all’anima.
«Per molto tempo ci siamo abituati ad assorbire immagini, suoni e parole simultaneamente. È come se una singola forma d’arte non fosse più completa da sola. Sono stato ispirato dal bisogno di unire questi mezzi e creare un dialogo tra di essi, ed è così che è nata Dangerous Voices».
Pause pensanti che mutano nel tempo, modificando il divenire, dove la perfezione è nella percezione della nostra imperfezione, mentre l’amore costruisce la sua dimora e la sua passione nella bellezza; la fine non ha spazio per esistere, il tempo non era ancora sospeso in un’apnea, lo spazio non ancora rinchiuso in enclave. Il tempo sospeso non era assenza di tempo, ma tempo condensato d’attesa.
Condensazione di sogni, contaminazione di suoni, dissipazione di segni e riappropriazione di istanti perduti: una concreta, poetica persistenza di tracce d’esistenza oltre il confine dei linguaggi, alla ricerca di sé nello sguardo dell’Altro. Tutto è assoluto e disperato come un destino ancora da prefigurare, nella rinascita di un volto finalmente umano
Dopo una lunga esperienza americana, Luigi G. Colarullo ha arricchito i suoi onirici paesaggi sonori con un intenso lavoro fotografico e video, nel quale i due linguaggi si compenetrano e si completano, dando vita a un ambiente di grande suggestione. Suoni, voci, parole e colori appaiono e scompaiono come trascinati da una corrente oceanica inquieta e misteriosa.
© Ludovico Einaudi
Ambientato in un futuro post-industriale, Zenith immagina un’umanità geneticamente modificata per sperimentare una felicità perpetua, privata di gran parte del linguaggio. Un individuo osserva: «Ciò che non puoi esprimere con il linguaggio non esiste nella mente umana». Questo inquietante presupposto sostiene la visione da incubo dello scrittore e regista Vladan Nikolic, ispirato da una serie di esperimenti condotti dal professor di psicologia Stanley Milgram progettati per verificare se i partecipanti obbedissero a un’autorità anche quando gli ordini erano in diretto conflitto con la loro coscienza. Sfuggente e stimolante, Zenith offre una cupa meditazione sulla condizione umana, suggerendo che una paranoia pervasiva potrebbe, in realtà, essere pienamente giustificata.
«Una colonna sonora potente ed evocativa, capace di amplificare l’impatto emotivo dell’opera».